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Hans Kollhoff. L’architettura della città Email



La conferenza tenuta da Hans Kollhoff, collegata alla mostra "Nuovo Realismo e Architettura della Città", ha ripercorso cinquant'anni di architettura analizzandone gli aspetti sia pratici che teorici.
L'architetto ha criticato le realizzazioni spettacolarizzanti, schierandosi invece per l'architettura intesa come progettazione degli spazi del quotidiano, affinché la qualità della vita possa essere alimentata da quella urbanistica. Secondo la concezione del nuovo realismo, difatti, l'architetto deve prestare una scrupolosa cura per le dimensioni sia urbane che compositive.

“Il contesto da considerare non si limita al piano urbano”, aggiunge Kollhoff: “è importante considerare con cautela anche la situazione economica e politica che sta coinvolgendo l'Europa in questo periodo. La nostra società non riesce a garantire un alto livello di qualità della vita dei cittadini a causa della considerevole limitatezza delle risorse economiche. L'Europa ha inseguito il modello sociale statunitense, incompatibile con la storia e la cultura che la caratterizzano, perdendo così il senso della propria identità: l'architetto nell'esercizio della sua disciplina deve tenere a mente questa situazione, conscio della rilevanza del ruolo sociale e culturale che riveste”.

Secondo il progettista tedesco, l'architettura deve essere concepita come una naturale estensione della terra, divenendone parte integrante. “Il problema che tengo a sottolineare è l'odierna ossessione nel costruire edifici slegati dal contesto, tanto da ricordare delle astronavi per il forte contrasto che creano”.

L'architettura non è solo manifestazione scultorea; nella progettazione bisogna considerare anche la funzionalità e l'integrazione nel tessuto urbano, calcolando in relazione a ciò il volume, l'apertura e le proporzioni di ogni realizzazione. “È importante che gli edifici di nuova costruzione rispettino quelli a cui vengono affiancati attraverso la celebrazione della continuità, e non della rottura, tra il vecchio e il nuovo. L'obiettivo da perseguire è far sì che i passanti abbiano l'impressione di percepire la storia e la cultura della città che attraversano”.

Prendendo come esempio alcuni grattacieli all'interno della città di Milano, Kollhoff si ricollega all'attuale dibattito italiano: “la città non è il luogo dove sperimentare giochi infantili, andando così incontro ad una deliberata devastazione dell'area urbana. Purtroppo molti edifici possono essere descritti solo come mere strategie di marketing, che nulla hanno a che vedere con la disciplina dell'architettura”.

Questa idea acquisisce ancora più valenza all'interno del continente europeo, dove nei secoli l'edificazione degli spazi si è sviluppata come arte artigianale, raffinata di generazione in generazione, dando nel tempo una forma organica ad abitazioni e città. Collegandosi a queste radici Kollhoff si rivolge al pubblico, composto prevalentemente da giovani studenti, con un consiglio: “L'architetto deve imparare a visitare e vivere la città in cui opera, cercando di percepirla non solo mentalmente, ma soprattutto materialmente e fisicamente”.

31/05/2013


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